La strada degli scrittori è una “selva selvaggia” (attenti alla lupa!)

La strada degli scrittori...
 
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte...
 
attenti alla lupa!
 
Ciao Raffaele, con i tanti commercianti di scrittori e poesie in agguato, per le scritture (e le pubblicazioni) non sono un “pesce di cannuccia” che subito abbocca. Proprio in tema già ho avuto un'aspra polemica (e ho un contenzioso aperto) con un tal poeta Elio Pecora, pubblicizzato pure dai canali della Rai, per aver preso nella rete (all'amo abboccano solo pochi pesci!) anche le illusioni e i risparmi di tanti poveri giovani.
 
La poesia doc
 
Sulle ali della scrittura
vola la cultura,
siam tutti scrittori,
da attori a presentatori
con perfin i calciatori
ma se si mettono pure
i nostri professori
a pagare il fio
restano i poveri lettori.
Un dì il mitico Apollo,
grazie alle sue Muse,
ti consacrava cantore,
oggi a consacrarti poeta
ci pensa un tal Pecora
che ti prende per pollo.
Basta, infatti, il pedaggio
di una misera moneta
per menar vanto
di esser anche tu
collega del conte Giacomo e
di Francesco Petrarca.
Ed è in virtù di tanto che,
seppur non esci in tv,
il poeta contemporaneo
sei proprio tu.
 
A me, vecchio illuso e vaccinato, perdere qualche centinaio di euro non è un problema, dal momento che me li gioco mensilmente con una puntata al casinò e settimanalmente con una bolletta di calcioscommesse da giocatore incallito.
Venendo adesso alla tua bozza che mi ha infiammato i nervi (è appena un tascabile 13 x 13 altro che libro!) facendomi venire una polinevrite, prima di ogni cosa io mi chiamo Francesco Andrea Maiello (ci sono solo io sulla terra) e non Francesco Maiello, perché ce ne sono migliaia ed alcuni non buoni!
Poi, ritornando alla bozza, hai preso le mie frasi per opere, neanche fossi Dante (sono solo il novello Platone!), e ne hai messa una per pagina (completando ben 64 pagine), di poi da pag. 64 a pag. 94 hai messo poesie alla rinfusa senza neanche il titolo!
 
Ascoltami bene Raffaele, ho firmato il contratto al buio perché l'interlocutore era una casa editrice seria (l'angeloeditore) e, pertanto, pubblicami un libro degno di tal nome (15x21), prendendo dalle mie tante poesie pubblicate sui siti letterari e intercalando frasi (o aforismi) almeno a gruppi di 3 per pagina.
Il titolo è “Frasi, versi e rime delle mie fantasie”, la prefazione, dal momento che sei molto impegnato, la puoi prendere dai miei racconti pubblicati (Tiparlodime andrebbe proprio bene per farmi conoscere) e, se vuoi, la bozza definitiva (con l'ordine delle poesie e delle frasi) te la posso fare pure io.
Sono un convinto scrittore di morale e, tra le altre cose, meno vanto di esser amico del padre (precettore del figlio) di Luigi Di Maio (sono di Madonna dell'Arco e abito a pochi Km da Pomigliano d'Arco!), che oggi va al 33%, mentre io esercito la professione di medico di famiglia massimalista a Gragnano, terra del pane, della pasta e del vino (famosi in tutto il mondo), alimenti sacri della vita!
 
Da qui, ritenendomi pure un Noè istruito ( per segni e segnali dall'alto), scrivo (e regalo) libri (la novella arca di Noè, Il pilota dell'anima etc) di morale. Mi sono costati centinaia di milioni e migliaia di euro, e “L'abc della vita per tempi migliori” l'ho mandato pure, sempre a mie spese (e sono tante), in tutti i licei classici d'Italia e a tutti i ministri della vecchia legislatura!
Sarò pure pazzo ma l'impresa (migliorare l'umanità) vale la spesa e, a tale uopo, ho dovuto solo prendere le distanze da mia moglie!
 
Dalla mente (materia raffinata) e dall'egoismo del lume della ragione, è tempo di passare all'anima (mente illuminata) e all'altruismo della luce dell'intelletto (dono spirituale), in modo da completare, finalmente, l'evoluzione cellulare della specie umana: 1-cellula epatica (spirito naturale, homo homini lupus), 2-cellula nervosa (spirito vitale, homo sapiens) e 3-cellula spirituale (spirito immortale, uomo illuminato).
 
Naturalmente per arrivare a tanto (e l'uomo divenne un'anima vivente!) necessita attivarsi con “l'educazione morale” (di cui sono docente “divinae gratiae causa”), che rappresenta la disciplina propedeutica alla vita e risponde con chiarezza al classico interrogativo filosofico: chi sono (polvere), da dove vengo (da un atto d'amore creativo e generativo) e dove vado (verso la luce della verità).
Dopo tanto, caro Raffaele, pubblicare un tascabile con una frase per pagina e poesie alla rinfusa senza neanche il titolo, mi irriterebbe la mente (e il lume della ragione) con conseguente nevrosi e mi offuscherebbe pure la luce dell'intelletto e l'anima che, dopo svariate psicosi e terapie psichiatriche, sono riuscito ad acquisire.
 
Ho davvero un male incurabile e da tempo cerco l'azione clamorosa per uscire sui giornali e pubblicizzare, finalmente, i miei libri e le mie scritture.
In appendice ti riporto la email che mi hai inviato, dove viene evidenziato di realizzare un libro e non certo un breviario ecclesiastico (13x13) con le mie preci serotine o frasi che dir si voglia!
 
Cordiali saluti
 
Francesco Andrea Maiello,
 
il più grande filosofo dei tempi moderni, apripista dell'era spirituale (ultrapallio) secondo la profezia Maya del 21/12/2012. E così il mio “amo e sempre sarò” (citoplasma della cellula primordiale e certezza dell'esistenza in eterno) va ad interporsi (a completamento della cellula spirituale e dell'anima) tra i più grandi aforismi della storia: il cogito ergo sum (membrana/custodia della cellula primordiale e certezza di esistere al momento) di Cartesio e il gnothi sautòn (nucleo della cellula primordiale e certezza della verità di cui siamo depositari) di Socrate. Naturalmente da qui si evince chiaramente che sono in crisi maniacale, affetto come sono, ahimè, da disturbo bipolare, attestato da validi psichiatri (senz'anima!), che si son permessi, per l'etiologia genetica, di recare offesa anche a gente con mente sopraffine, come i miei genitori, nonni e bisnonni!
E proprio allo scopo di illuminare questi insigni personaggi, da parte mia mi son permesso di definire l'anima in termini letterari (è certezza di esistere, consapevolezza di amare ed eleganza di vivere con la coscienza morale) e quantizzarla finanche in una triplice coscienza: vigile (pensiero), consapevole (amore) e morale (coscienza) a somiglianza della cellula primordiale o spirituale (anima e motore della vita), che presidia e presiede la cellula nervosa e la mente (materia raffinata).
 
In virtù di tanto, da tempo mi fido e mi affido alla mia irreprensibile coscienza (marchio della verità), presidio spirituale, da sempre in aspra polemica con la sua terribile sorella mente, temporaneo sussidio materiale.
 
Caro Francesco Andrea, sono Raffaele, ti ho letto sui vari siti e sul tuo interessante blog http://www.francescoandreamaiello.it/wordpress/ e ti scrivo perché mi piacerebbe realizzare per te un libro con le tue 100 migliori opere (impaginate una per pagina).
Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Resoconto di famiglia (per non passare pure per pazzo!)

Con la coscienza a fior di pelle e la mente a pieni giri, in veste di dottor Maiello, di notte scrivo di morale mentre di giorno, nei panni di signor Maiquello, me la prendo, sempre per questioni morali, con i miei integerrimi familiari, proprio a mò di dottor Jeckill e mister Hyde.
A questo punto, le evenienze sono due: o sono veramente folle (e in tema ci sono terapie psichiatriche) o i miei familiari vanno in confusione su questioni morali, dal momento che pensano troppo al tornaconto personale (e materiale), e qui siamo giunti, finalmente, alla resa dei conti familiari o resoconto di famiglia.
Allo scopo sempre di non passare per pazzo (e chiarire gli eventi), a scatenarmi il “fuori giri mentale” contribuirono pure i molteplici giochi (carte, cavalli, casinò, schedine e... precursore del calcioscommesse!) di un mio fratello giocatore, alimentati da un cognato sprovveduto e da una mia sorella (la moglie) affarista.
Il primo, infatti, invece di tenersi alla larga da un giocatore temerario, si fece coinvolgere, sotto la prospettiva di lauti interessi e per l'ingordigia del denaro, in una presunta operazione commerciale (qualche decina di milioni per l'acquisto di coperte Somma), ma poi, resosi conto che i suoi soldi, come prevedibile, erano finiti su di un tavolo al casinò, per il recupero si rivolse al sottoscritto appellandosi alla mia primogenitura.
Ad onor del vero, da primogenito con la coscienza a fior di pelle, ero sempre pronto a corrispondere ai debiti di gioco di mio fratello, ma nello specifico dare soldi a un giocatore incallito fu l'investimento di uno sprovveduto e pretenderli, poi, dal fratello primogenito, già tanto impegnato, era un recupero assurdo.
Comunque, per mantener fede a una promessa fatta a mio padre (prima della sua prematura dipartita) di mantenergli unita la famiglia (paventavo che lasciasse quell'affarista di mia sorella con 2 figli piccoli), pagai questo debito non subito e, con la mente “fuori giri”, gli corrisposi pure gli interessi usurari del 100% (il doppio di qualche decina di milioni)!
Ero davvero fuori di mente, altro che mente a pieni giri, anche perché impegnato nel computo quotidiano delle proteine da somministrare a mia madre affetta da encefalopatia epatica, e questa insana operazione (all'epoca anch'io avevo figli piccoli), purtroppo, incrinò i rapporti con mia moglie e, col tempo, la pagai cara al costo della mia stessa famiglia.
 
Ritornando adesso ai giochi di mio fratello, alimentati pure da mia sorella, quest'affarista comprò dal giocatore, per alcune decine di milioni, una quota di un terreno, poi rivenduta per svariate decine di milioni con un guadagno di circa l' 800%.
In quell'occasione, naturalmente, reclamai la restituzione almeno delle mie decine di
milioni che avevo corrisposto al marito, ma la risposta di mia sorella fu quella di non turbarle l'equilibrio familiare!
Ferite così profonde non si rimarginano facilmente, ma io imperterrito continuai a frequentarla, nonostante che, alla laurea di mio figlio, fosse stato l'unico familiare a non farmi un regalo, perché questo portachiavi (riciclato) lo aveva dimenticato in macchina per ben 6 mesi ed era stato ignorato finanche dai ladri!
Sui soldi e sui regali ci son passato sopra, ma poi, finalmente, me la son presa (ed ho preso le distanze) per gli auguri che non mi ha fatto (sempre soltanto lei) in occasione del matrimonio di mio figlio, nonostante qualche giorno prima fossimo stati insieme... ad un funerale!
E in tema funerario, il marito sprovveduto ha fatto di più se, in occasione della morte di mio suocero, è passato ai piedi della bara e davanti ai miei figli (li ha pure curati... medice cura te ipsum!) in prima fila senza far loro le condoglianze, che invece ha fatto a me ed io, prontamente, gliele ho restituite per raccomandata e... senza interessi!
D'ora in avanti, senza alcun rancore ma solo per mantenere le distanze, con cognato e sorella non voglio avere più relazione alcuna, né in vita (per gli auguri) né in caso di morte per le condoglianze. E questa scrittura chiarificatrice è rivolta ai figli, che si son potuti godere l'ilarità dello zio giocatore nel suo passaggio terreno, soltanto grazie ai miei tanti sacrifici, ragion per cui l'etichetta di folle me la posso dare soltanto io (chi è causa del suo mal pianga se stesso) e non certo loro che solo oggi vengono a conoscenza di quei retroscena che hanno permesso loro una vita serena.
 
A completare il quadro del resoconto di famiglia, dopo cognato e sorella, entra in campo adesso pure un mio fratello razionalista, che porta i conti al centesimo e non si gioca una lira, proprio il mio polo opposto con positivo e negativo di libera scelta, e con mia moglie che, ahimè, desistette dal “positivizzarmi” ('a lavà a capa 'o ciuccio se perde l'aqua e 'o sapone!).
Nella villa dove abitiamo io gli corrispondo, di pari importo, la quota condominiale, anche se è soltanto lui ad usufruire di tutte le dipendenze esterne in comune (garage, terrazzo, campetto, parcheggio) ed ha trasformato il portone d'ingresso in un ripostiglio dei suoi mobili di risulta.
Ho sempre sopportato tutto e continuavo a sopportarlo, ma poi per un cambio d'indirizzo, come mio solito, ho fatto le mie rimostranze urlate e lui si è defilato e, ahimè, mi ha privato del saluto.
Va bene pure porgere l'altra guancia, ma se questo colpo ti fa impazzire, non è più un monito divino ma diabolico! Ed io proprio per non impazzire per cause familiari (quel gran benefattore di mio padre si beccò la cirrosi psicosomatica!), riesco ancora a sfogarmi con le urla e con il dono della scrittura.
Ritornando alla controversia del cambio d'indirizzo, questo in pochi anni è passato da via murillo di trocchia a via Gaetano Donizetti ed infine, in via definitiva (attestato da una tabella comunale), a via Padre Pio.
In questa alternanza di indirizzi, le varie utenze non mi arrivavano più e, paventando il rischio di rimanere (oltre che solo) anche senza acqua, luce e telefono, mi affrettai a comunicare il nuovo indirizzo ai vari gestori.
Dopo tanto, grande fu la meraviglia di vedere questa nuova tabella letteralmente scippata e al suo posto una targhetta di legno con su scritto il vecchio indirizzo di via Gaetano Donizetti (ex via murillo di trocchia) senza menzione alcuna di via Padre Pio.
Riconobbi la scrittura di mio fratello razionalista e, dopo aver apposto sulla sua tabella “cose da pazzi o casa di pazzi”, gli feci le mie naturali rimostranze urlate, dal momento che, da egoista qual è, non mi aveva neppure interpellato prima di dar seguito a questa sua allarmante sconsideratezza!
E qui mi ritornano alla mente incresciosi episodi che avevo cercato di cancellare: va bene pure portare i conti al centesimo, ma chiedermi in garanzia (in caso di mia prematura dipartita... corna facendo!) un assegno dell'importo di un'utilitaria (appena una decina di milioni) non mi sta bene, perché valgo molto di più! La centrale rischi di Firenze aveva dato parere negativo (ero molto esposto economicamente) alla finanziaria per l'acquisto dell'utilitaria ed io, pertanto, mi ero rivolto a mio fratello per il contratto. In quell'occasione ben peggio fece il cognato sprovveduto che, alla mia richiesta di un preventivo firmato di una vettura da parte del suo concessionario, scambiandolo per un assegno firmato (ed invece era carta straccia), si rifiutò!
A garanzia (e salvaguardia) dell'unione familiare non c'è assegno che tenga ma basta l'amore, purché non scateni una malattia (come la cirrosi psicosomatica paterna) o si trasformi in follia:
 
FOLLIE EPATICHE DA AMOREVOLEZZE
Nel rinvenire alla vita mi diagnosticai una falla che, tra pensieri folli, la mente mi spegnea. Fu con estremo sforzo di ciò che mi restava dopo immani tentativi di colpo la tappai. Non era altro che l’amara epatopatia di familiar riscontro, d’emblée riconosciuta, che tanti e tanti danni a me avea arrecato. Per la sua etiologia non altro vi trovai, sono le “amorevolezze” a queste alfin pensai. Son quelle cose che s’ingurgitano per sommo amore ma poi, quando troppe sono, il mal ti vai a cercar con questo inglorioso termine di tal epatopatia che può significar niente o grave mal celar. Ma io cosciente e dotto in breve la combatto...
 
Dopo questa scrittura liberatoria (finanche in versi) e il sintetico resoconto di famiglia ecco pure le mie dediche di famiglia:
 
A MIO PADRE
 
maestro delle cose fondamentali della via,
per i miei figli a cui, per le umane follie
di una mente a pieni giri,
non ho saputo trasmettere
gli stessi insegnamenti.
 
Papà, la forza del tuo amore
ha pervaso di te il nostro cuore,
vivi sempre con noi
e il tormento permane.
E pur la vita continua,
gelida, con nel cuore
un immenso vuoto
che tu colmerai quando
ci riuniremo a te
nell'abbraccio di Dio.
 
A MIA MADRE
 
Intensamente,
a lungo sofferta,
ancor più bella,
che vita insieme!
Sei volata all'istante
in un lampo abbagliante
su di una luminosa scia
tra schiere angeliche festanti
con sinfonie di canti e suoni
a spasso per sempre
nell'incanto dei cieli.
 
A MIO FRATELLO (l'ironia dell'anima)
 
Barattò, a mo’ di Totò con la fontana di Trevi,
la gestione della laguna di Venezia
a un gruppo di sprovveduti austriaci!
Mi mandò in affanno per i suoi folli giochi,
ma l’inventiva e il successo con
le belle donne furono per me motivo
di orgoglio e la testimonianza
di un uomo di charme e gran classe.
L’avvocato” per amici e conoscenti
si laureò con strabilianti sotterfugi,
domò e irrise con solita ironia
una indecorosa malattia e illuminò
gli ultimi istanti di vita terrena
convolando a sacre nozze
con la sua fidanzata preferita!
Soffrì più per le mie turbe mentali
che per la sua malattia!
Mi amò e mi venerò
come persona speciale!
Mi raccontò come fratello
e mi raccomandò come padre
ai miei stessi figli!
 
Eppur vero che i panni sporchi si lavano in famiglia, ma il sottoscritto, intransigente moralista, li lava in casa e li asciuga all'aperto per fini educativi e, a tal uopo, scrive (e regala) libri di morale, affinché di tutto (bene e male) e di tutti (buoni e cattivi) non si faccia un'erba e un fascio!
Sempre a tal fine sono arrivato a definire la coscienza, che è l'impronta (e il marchio) della verità che delimita il bene dal male e, nel contempo, ho tracciato i confini tra mente (materia raffinata) ed anima (mente illuminata), terribili sorelle del nostro io profondo.
Quest'ultima non è un termine campato in aria, ma vive e illumina l'universo, ed io mi son permesso pure di quantizzarla e definirla in ogni suo versante:
 
1- in termini filosofici - l'anima è triplice coscienza: vigile (PENSIERO, custodia/membrana della cellula spirituale o primordiale), consapevole (AMORE, citoplasma della cellula spirituale) e morale (COSCIENZA, nucleo della cellula primordiale).
 
2- in termini letterari - l'anima è certezza di esistere, consapevolezza di amare ed eleganza di vivere con la coscienza morale.
 
3- in termini reali: ESISTO (cogito ergo sum, certezza dell'esistenza all'istante) PER AMARE (amo e sempre sarò, certezza dell'esistenza in eterno) VERAMENTE (gnothi sautòn, certezza della verità di cui sono depositario).
 
Dalla mia sofferta esperienza ho coniato l'aforisma “amo e sempre sarò” e l'amore, citoplasma dell'anima e motore della vita, è la pressione giusta per scongiurare la depressione e la carica vitale per non serbare mai rancore, anche se non va fatta, per fini educativi (educazione morale), di tutta l'erba (e l'umanità) un fascio.
In conclusione ecco 2 recensioni di cui andrò sempre fiero: quella di mio fratello ai miei figli in punta di morte e quella di un vecchio saggio che disconobbe pure il figlio!
 
Mio fratello ai miei figli: ho avuto un fratello straordinario, immaginate che padre vi trovate!
 
Il vecchio saggio in confidenza e a bassa voce: dottore, ieri a tavola siete stato un uomo di vita e di scienza ed avete parlato con ispirata eloquenza!
Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

L’umana commedia (ultima parte)

Questa fantomatica fiamma è proprio l'anima che da tempo io ricerco ed a questo punto mi sovviene pure che la ghiandola pineale (epifisi) si trova proprio in questi paraggi. Da antico tempo ritenuta l'occhio della visione spirituale, l'epifisi potrebbe essere la sede più idonea dell'anima che, nel corso degli anni, per i tanti mali che affliggono la terra si è andata sempre più atrofizzando.
 
Ma vuoi vedere che proprio a me, apripista dell'era spirituale, è stato concesso l'anteprima di questa magica veduta? E così, nell'appropinquarmi a questa minuscola struttura, noto con gran meraviglia che da essa fuoriesce un fascio di luce così intenso da illuminare, dalla testa in giù, l'intera sagoma corporale senza antipatiche prominenze... pensa un po' non hai più la pancia!
Questo vero fantasma corporale è il tuo abito interiore di luce firmato e ben visto da lassù, ma se per cieca caparbia pensi solo a te stesso ed alla solita materialità, questo abito luminoso a firma impareggiabile man mano si spegnerà e non sarà più presente agli occhi di lassù:
 
se a te da sempre piace
il vestito in terra firmato
dal più famoso stilista
per mantener le distanze
e mostrare agli altri
la tua gran potenza;
povero te, non pensi
per niente al tuo avvenire
che è solo il nulla
ed il buio della materialità.
Fatti invece furbo
e segui questo mio consiglio,
mantieni sempre splendente
anche il tuo abito interiore
per il tuo stesso avvenire,
che è solo di vera luce.
Andando indietro nel tempo
il sommo poeta così si pronunciò:
Vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare.
 
Quel trasparente velo di fasci luminosi che copre dolcemente la tua splendida anima, quasi accarezzandola, è l'umana sensibilità per essere un poco diversi almeno dalle bestie, che spesso sono più sensibili degli stessi lor padroni, tant’è che il maestro Dante dall’alto così tuonò:
 
Fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtude e canoscenza.
 
Dopo tutti questi ragionamenti tra fantasie, follie e poesie un minimo di verità pur ci sarà, e vi assicuro che questa volta non scrivo per farmi compagnia, ma per lanciare un messaggio al mondo al limite della follia!
Rimbocchiamoci allora le maniche perché l’avvenire della terra sia davvero splendente con il Sole che ci accompagna, ci protegge e guida verso infiniti orizzonti di luce sotto l’agognata bandiera del mondo finalmente in pace.
Seppur stia parlando con tanta serenità, i miei fratelli ancora si spaventano e, vedendomi immerso nella scrittura, mi costringono a prendere le solite medicine del disturbo bipolare, che ti fa passare dalla depressione con il silenzio e il vuoto dell’anima, alla euforia o esaltazione con smanie e manie di grandezza.
Io questa volta, pur scrivendo ispirato, non mi sento più euforico o esaltato e questa mia serenità deriva da questo viaggio appena concluso, che mi ha illuminato con quella fantastica visione dell'anima in anteprima e, in virtù di tanto, mi sento in smagliante forma spirituale con il cuore pervaso di gioia e d’amore.
Questa mia bella esperienza la voglio condividere con voi perché, ormai, non è più tempo di risentimenti e rancori. Queste fameliche belve gemelle, invidia (Eva) e gelosia (Elena), mali biblici ed epici dell'umanità, non possono più convivere e covare nel nostro profondo io, proprio in quel sito firmato dal divino, che sprigiona tanta energia vitale. Guai a rivolgerla al male, porterebbe solo odio incancellabile di una malefica volontà, ispirata da quel poveretto di Satana in vergognosa, proditoria attesa di povere creature per aver così loro compagnia al buio, tra urla e svariati odori, finanche nauseante acredine, per non parlar del bruciore: che prodigio questo inferno con tutti i tuoi sensi intatti!
 
Spendi invece bene la vita
e ti risveglierai all’ombra
del tuo stesso creatore,
miracolo è anch’essa luce
ed allora qui è paradiso
dove tutti saremo se,
al pari del nostro corpo,
con esercizio di quotidiana catarsi
di sera o di mattina, faremo pulizia
di queste nostre benedette coscienze,
sì che il loro naturale colore,
riflesso accecante di infinito splendore,
dia luce mettendo alla luce
la vera umanità che si alimenta
e produce amore alla luce della luce.
Che misterioso fascino
e sorprendente premio
è il mistero della divinità.
 
Cari miei lettori, or che mi avete conosciuto nei miei intimi recessi, devo rivelarvi un segreto: io sono stato l’unico uomo sulla terra ad essere stato già in paradiso. Avevo per padre un angelo, il più bello mai esistito in terra, che per troppe amarezze si trasferì in cielo. Vedendo, però, il suo primogenito prediletto soffrir della sua stessa malattia, col divin permesso e le chiavi del buon Pietro, scese in terra e lo portò in braccio lassù in paradiso; con le mirabili cure del caso, dopo breve lasso di tempo lo riportò a casa. Questo evento, poiché mi consideravano folle, non l’avevo ancora rivelato: chi mai avrebbe creduto una tale verità?
Or che finalmente sono in gran forma spirituale e figli e fratelli non si spaventano più, ecco che vi racconto, di certo lo vorrete sapere, il luogo dove sono stato che si chiama paradiso:
 
vivevo sospeso in aria
nello splendore della luce
solare tra il celeste dei cieli
e l’azzurro dei mari,
per poi riposar coperto
dalla volta celeste e cullato
finanche dalle onde marine
nell’armonioso silenzio
della pace divina.
E di certo avete già indovinato
l’angelo che mi stava accanto...
è un uomo che da sempre sogno
e che mai mi abbandonerà,
mio padre l'angelo Raffaele.
Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

L’umana commedia (4a parte)

Al tempo di oggi, infatti, gli insegnamenti dei genitori sempre più spesso vengono a mancare per motivi di lavoro, ed in questo vuoto si inserisce la televisione (e i telefonini) che, noncurante di tutto, nell’ottica dell’audience manda in onda programmi per diventar famosi (o l'isola dei famosi) e li rinchiude, addirittura, per giorni e giorni in una casa. Inoltre la tv odierna è anche palcoscenico e cattedra di psicologia e psichiatria col fior fior dei professori che spiegano la vita in diretta, quando non è presa da pettegolezzi sui soliti personaggi.
Ed allora viva l’eredità che ti spinge a ragionar anche per la soluzione di eventi delittuosi (Chiara, Sara, Yara) senza arma né movente e col DNA a complicar l’indagine. Di certo non son gialli con due soli personaggi, vittima e presunto colpevole con nervi sempre saldi ma, se non c'è coscienza, vi sarà mai verità?
Meglio le pene terrene dell’umana giustizia che l’eterno rammarico per il divin giudizio e ve lo dice uno di ritorno dall'aldilà tra scenari di sogni, fantasie, follie e veri film luce.
Comunque da via Poma a Garlasco, siam tutti dei Maigret, oltre che commissari tecnici di una nazionale che, senza più aborigeni nella serie superiore, a stento si mantiene a galla. Per nostra gran fortuna abbiamo la Pellegrini in vasca, ma se i neri imparano a nuotare, anche in piscina per noi bianchi sarà dura e, ironia della sorte, per una questione di fibre (muscolari) bianche!
Tra tutte queste digressioni mi accingo a salire il monte e, se Dante vi trovò la lupa, io mi sono perso tra le anastomosi dei vasi ed a questo punto trovare la strada giusta diventa un vero rompicapo. Per fortuna mi sovviene il canale vertebrale e, seguendo il decorso del midollo spinale, in un breve lasso di tempo arrivo al 4° ventricolo, al cui apice imbocco uno stretto canale con su scritto acquedotto di Silvio.
E proprio nello squallore di questa periferia corticale mi sovviene Silvia del Leopardi:
 
Silvia, rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale, quando beltà splendea
 
e qui la mente difilato (e sfinita) vola a Silvio e alla sua bellezza immortale con quella faccia così stirata senza la minima piega. Da qui comincia pure a declamar “Silviade” dall'Eneide se il nostro Presidente, emerito rappresentante della stirpe italica e vero amante latino, non a caso è il diretto discendente dei Silvi, di Enea e di Venere, dea della bellezza:
 
Cantami, o musa,
le gesta di Silvio che l'umanità
condusse nell'era della pace.
Si narra che fosse così bello
e seducente da fare innamorare
chiunque incrociasse.
Nell'umana veste di pater familias,
con occhio attento anche agli eredi,
di padre-padrone prese sembianze e,
con il paese mortificato da prodi invasori,
da padreterno finanche
così profferì: Italia rialzati,
paragonandola a Lazzaro
da tempo in decomposizione!
Nella sacra veste, poi, di Mosè
divise l'italica mandria,
vero mare in tempesta,
su due sponde opposte e,
da buon pastore, indirizzò il suo gregge.
Io, dall'alto delle mie ispirate vedute
con queste scritture, lo vedo persino
vestire i panni del biblico Noè
con il gravoso compito di traghettare
sulla nostra meravigliosa arca,
magico stivale adagiato in acque chete,
il mondo intero nell'era della pace...
 
Dopo questo breve amarcod (amaro ricordo) del Cavaliere, lungo l'acquedotto di Silvio sono arrivato al 3° ventricolo cerebrale, struttura diencefalica di vitale importanza, dal momento che sulle sue sponde si espande il talamo, letto nuziale dove si genera la vita con l'apoteosi dei sensi. Proprio il talamo, infatti, è una vera stazione sensitiva con arrivi e partenze, mentre appena un poco più giù c'è l'ipotalamo, cabina di pilotaggio della vita a partire dall'ossitocina (ormone del parto e della fedeltà) fino all'ormone antidiuretico (ADH), che spegne la fiammella della vita terrena ma non certo la fiamma spirituale.
Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

L’umana commedia (3a parte)

Come è bella la struttura di questo nobile organo che presidia la mente e presiede la coscienza e la conoscenza in virtù delle sue molteplici funzioni. Da lontano, tra gli innumerevoli lobuli, puoi intravedere il luccichio degli occhi di feroci belve, le famigerate iene, che si nutrono di sangue umano ed in alcuni punti, fissando gli occhi a terra, se osservi attentamente hai la sensazione che anche il suol si muove. Causa di tal prodigio sono le perfide talpe che, scavando nelle fondamenta di questa mirabile architettura, per incessante lavorio al buio sotto terra, infine, fanno crollare tutto, trasformando questa nobile struttura in un triste ammasso di pietre e calcinacci:
 
obbrobriose bestie,
con la vostra cattiveria
siete capaci di trasformar
poveri esseri umani nella testa,
con un' abominevole pancia
in un fisico ridotto all’osso
e, con quel color giallo
carico negli occhi,
i pazienti si spaventan della loro
stessa immagine allo specchio.
 
Che strazio per noi medici impotenti non poter far davvero proprio niente! Maledette assassine, a voi non mi avvicino non già per paura, vi schiaccerei all’istante sotto i miei piè, ma per il ribrezzo che da sempre mi scatenate.
Adesso che mi son finalmente sfogato, il luogo da ricercar per un meritato riposo, visto che in questa zona epatica manco se ne parla, si potrebbe trovar in questi paraggi negli alloggi renali, ma poi, pensandoci bene, quel continuo fruscìo dei calici renali per il sangue da filtrare in ogni momento, sai che gran fastidio per queste mie povere orecchie. Se sei stanco con pensieri fissi anche un piccolo rumore diventa assordante e al tempo stesso sempre più insopportabile.
Ed allora l’unico posto dove poter riposare rimane il monte là in alto, ovvero il cervello con tutti i suoi misteri, forse anche la sede più idonea dove si cela l’anima. Chissà se anch’essa si avvale del presidio epatico in qualche suo momento, se quaggiù sulla terra da sempre si parla di sporche coscienze all’interno dell’anima e il fegato, pertanto, potrebbe ad esse restituire l'originale candore. Ricordo di aver scritto, un bel dì, una poesia che, parlando dell’anima, recitava così:
 
col torrente circolatorio
sono andata per ogni dove
dando ovunque mia presenza.
Dalla valle del vostro pascolo
risalendo la grande porta
nel filtro epatico mi soffermavo
per acquisir candor limpido lucente,
nucleo centrale della mia essenza.
 
Questa poesia (la dimora dell'anima), davvero tanto ispirata, vi spiego come è nata. La saggezza dei napoletani suol dire: “chi rorm’ nu' piglia pesc” ed io, da buon napoletano per diletto pescatore, gran parte delle mie scritture le ho realizzate agli albori quando la pesca riesce meglio.
Pur tuttavia talora ti vien rabbia perché non senti toccata e rimani con fogli bianchi e penna in mano; tal’altra, invece, senti toccate interessanti ma il peso della lenza è per la profondità dell’amo. Tirandola su, infatti, la senti sempre più leggera e tiri in barca un povero pesciolino che subito ributti in acqua. Nel caso della poesia, dopo fogli e fogli di scrittura senza vera convinzione, alla fine di tanta fatica li prendi in mano e li butti via.
Ma andando a pesca (e scrivendo), senza apprensione e solo per rilassarmi, nel riavvolgere la lenza (il pensiero) una grande toccata (l'ispirazione) mi fece perdere l’equilibrio sulla barca buttandomi a mare. Per fortuna il pesce (la scrittura) non lo persi perché la lenza (il pensiero ispirato va subito trascritto) era attaccata a prua, vicino all’àncora.
Parlando allora di poesie è meglio chiarire questo concetto: se i figli sono il più bel dono della vita, frutto dell’amor di due genitori, solo con la poesia pure la paternità diventa certa!
Intanto sto per lasciare il crocevia epatico e proprio sopra di me, nel posto dove mi trovo, passano tre arterie variopinte (dal rossastro al bluastro al giallo verdastro) tra loro parallele ed anch’esse parte integrante di questo stupendo scenario architettonico.
Finalmente è giunto il momento di salire sul monte e vuoi vedere che proprio lassù, in qualche recondito anfratto si cela la nostra introvabile anima?
Se davvero ciò accadesse, sai che gran successo con tanti geni che si son sempre arresi a questo mistero dell’umanità!
Il solo pensiero di questa fantasia mi ispira follia, tra tanti osanna e gloria chi mi fermerebbe più?
Durante una lunga carriera di centravanti-ala, una sola volta feci un gol anche in sforbiciata; non so all’epoca quanti amici perdetti perseguitati da una tale impresa che io sempre raccontavo. Anche il mio presidente prete per poco non mi bastonò!
Da sempre faccio lo sbruffone per scaricare così una vita sofferta ed al momento, pensando ai nostri figli, un’ansia mi assale per il loro avvenire.
Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail