Il conflitto dell’io tra mente (pensiero) e anima (coscienza)-2a parte

Cari miei atei, il sistema spirituale si può anche non avvertire, comunque fa meraviglia questa vostra oscura filosofia e di sicuro il vostro sistema nervoso di certo non è intatto!
Cara umanità, senza ombra di dubbio sei animata da profonda essenza che è la triade dell’io profondo, ad immagine e somiglianza di Colui che con cura e premura così ben ci confezionò; chiamiamolo pure come ci pare, ma sul nostro Salvatore cosa c’è da dubitare? Non c’è niente da confutare.
Dopo tanta vanagloria e sicura filosofia, tornando con piedi ben saldi a terra e continuando con l’interior conflitto, al solito egoista, mente o pensiero, piacciono davvero tanti soldi per cui a vele spiegate, imperterrito (nonostante tante perdite), naviga nella sistemistica sognando future avventure che rimangono solo sogni.
Anche in queste innocenti illusioni, però, c’è il richiamo del solito rompiballe che pure queste, solo finzioni, mi manda all’aria, ricordandomi seri impegni da attuare.
Per carità non parliam dell’evento che ci costò giorni di rabbia: quei tanti soldi in più del disattento cassiere, cosa vuoi, sovrappensiero me li misi in tasca e, nel mio subconscio, volevo ripagar di pari moneta le tante rapine che poveri noi, in debito con le banche, subiamo per vera usura o legal rapina. Di poi con la roulette del tasso fisso o variabile non l’azzecchi mai, perché a prender o meglio a rubar soldi son sempre loro!
Ma tu… maledetto giudice inflessibile, a dir imbroglione è davvero poco, mi chiamasti finanche ladro. Ed è questa la recondita ragione per cui intrapresi il viaggio nel mio stesso corpo (l’umana commedia), proprio alla tua ricerca, altro che anima immortale te l’avrei fatta pagar davvero cara. Sulla soglia della conoscenza mi son fermato solo per rispetto alla divinità, ma il dì che poi sarà, severa… mente e seriamente, coscienza dei miei stivali per sempre mi darai conto dell’offesa a costo di rincorrerti per l’eternità.
Adesso però mio caro subconscio, fonte di quotidiani assilli, smettila un po’ con la tua petulanza, non rovinarmi più l’esistenza e concedimi finalmente tregua ormai sulle soglie della vecchiaia. Ancor non so spiegarmi perché tra voi, terribili sorelle, c’è sempre tanto rancore e rivolgendomi a te che sei coscienza, è una domanda che da tempo ti volevo far: ma tu ce l’hai un cuore se senza un minimo di pietà spesso hai mandato la tua gemella, questa povera sorella mente in tante strane follie?
Bisogna però ammettere a ragion di pura coscienza, sempre foriera di verità, che la mente è talor sbandata, si lascia andar spesso a cattive parole e ha pensieri troppo spinti, per cui c’è il freno da azionare, il bello per fortuna inebria e illude ad ogni età.
A ritroso nel tempo ricordo ancora l’inizio delle scritture: “Nel rinvenire alla vita mi diagnosticai una falla che, tra pensieri folli, la mente mi spegnea”; da queste epatiche follie sol per divina pietà feci ritorno alla realtà proprio dall’aldilà, saltando un immane baratro “che ad ogni mortal è sempre alfin fatal”.
Nella speranza di un vostro accordo stavo cambiando tenore di vita e, finalmente pensando a me stesso, già trasvolavo mari e monti.
Caro Franco, fermati qua, non andar oltre con questi tuoi sogni e risvegliati subito da ogni fantasia, la vita purtroppo è sempre più dura e la tua presenza necessita qua.
È la prima volta che vi vedo d’accordo negandomi il riposo anche in sogni e fantasie, io comunque ho trovato rimedio alle vostre quotidiane urla con tanta musica di buona qualità. Noto stranamente che con questa anche voi vi acquietate alla stregua di lattanti con il ciucciotto in bocca:

 

guarda in vecchiaia che mi doveva capitar,
fare anche da baby sitter per conquistarmi
così la melodia del silenzio per la pace interiore.
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Il conflitto dell’io tra mente (pensiero) e anima (coscienza)-1a parte

Che grande caos
in questa mia povera testa
quando mi ritrovo solo,
è un continuo vociferar
con vero e proprio botta e risposta
tra mente e coscienza,
prigioniere dell’anima nel mio profondo.
Se questo baccano succede di notte,
perché anche nel sonno
spesso non mi dan pace,
mi costringono a buttarmi dal letto
per ascoltar le loro assurde ragioni:
smettetela una buona volta
e la notte almeno fatemi riposar!

 

Da una vita faccio il medico solo per grande amore, pensate un po’ che cattiveria: non sopportavo più mia madre per i troppi lamenti e di contro mio padre, semplicemente con serenità soffrendo, con la sua dipartita mi pervase d’amor tutto il profondo: “Papà, la forza del tuo amore ha pervaso di te il nostro cuore, vivi sempre con noi…”.
Il mio difetto nella scienza varca il limite degli abissi, ma grande mia coscienza se me lo rinfacci ogni momento mi spingi a bestemmiar, ma cosa vuoi da me se mai mi va di tanto studiar? E lasciami finalmente vivere come più mi va, la tua grave morbosità per profonda sensibilità mi ha rovinato l’esistenza.
È vero che sono anni luce dai grandi maestri della medicina, ma la terapia che ho donato con la luce dagli occhi di certo ha accompagnato sereni tanti miei pazienti che, dall’aldilà, ispirano sempre più mie scritture: questi sì che son veri tifosi, altro che ultras banditi in ogni luogo!
È per questo motivo che mi ritengo testimone e pilota dell’anima immortale, perché tali luttuosi eventi stranamente danno gran verve al mio profondo, mi elevano nella spiritualità alla faccia della materialità sempre presente anche in medicina.
Terribili sorelle, anzi gemelle, sempre in dissidio e da tempo remoto senza più intesa, cercate una volta e per tutte di trovare accordo con unitario intento e fatemi il regalo della pace interiore.
Povero me, che gran pazienza con queste due mie intime donne! Non bastava la mia dolce moglie in comunione spirituale, si son messe anche “pure” queste due a me legate addirittura con vincolo immortale; ma vuoi veder che son misantropo per cui si spiegano tante mie disavventure?
All’una (mente), in versione maschile è pensier pregno di materia, ma per carità non fraintendete, a me da sempre piacciono tante belle donne; l’altra (coscienza), nella sua consueta veste di luce e poiché mai si fa i fattacci suoi, invece, di rimando mi rimbrotta che per legge me ne tocca una.
Son davvero molto stufo, da mattina a tarda sera stanno solo a litigar e vi rivelo con gran vergogna che spesso vengono anche alle mani con l’amor a far da paciere.
Questo sì che è vera essenza a completare l’io profondo; son davvero fortunato perché adesso mi accomodo in poltrona e non mi muovo più. Che gran bella compagnia, tra Cartesio e Socrate, primo filosofo dell’era moderna ed il più gran filosofo di tutta l’umanità e così, udite la barzelletta del secolo, tra il “cogito ergo sum” e il “gnothi sautòn”, in mezzo a questi nomi altisonanti che annebbiano la mente, c’è anche il sottoscritto con il suo “amo e sempre sarò”. Infatti, ragionando attentamente, l’anima, amore e vita, ha origine dalla indissolubile luce divina e tutto ciò che è spirito, soffio e alito vitale di nostro Padre eterno mai avrà fine e giammai si consumerà: “Credo nello Spirito Santo, che è il Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio”.
Sarà l’apoteosi della mia vanagloria ma almeno con queste considerazioni da profonde riflessioni vi faccio un po’ sorridere ed evadere così dalla greve e triste realtà; tornando poi alla barzelletta, chi mi contrasterà se grido ad alta voce che mente, amore e coscienza rappresentano la cellula primordiale, primum movens di inerte fango o polvere in poltiglia. E noi tutti veniamo al mondo per un atto d’amore con il sistema spirituale a presiedere quello nervoso.
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Il potenziamento umano tra fantasie, follie e poesie (10a parte)

Sulla strada del genoma eccelso la vita, l’anima dell’amore, indivisibile triade, diventa un valore indissolubile se l’espressione, mutando l’ordine dei fattori, non cambia di significato:

 

La Vita è l’Anima dell’Amore
La Vita è l’Amore dell’Anima

 

L’Anima è l’Amore della Vita
L’Anima è la Vita dell’Amore

 

L’Amore è l’Anima della Vita
L’Amore è la Vita dell’Anima

 

E anche la poesia, la musa dell’amore, nella sua universalità (basta pensare a Dante) diventa un valore assoluto:

 

La Poesia è la Musa dell’Amore
La Poesia è l’Amore della Musa

 

La Musa è l’Amore della Poesia
La Musa è la Poesia dell’Amore

 

L’Amore è la Poesia della Musa
L’Amore è la Musa della Poesia

 

Su queste solide basi culturali si può contemplare la Verità, la Luce dell’Amore, Divina Triade, nell’indissolubilità e indivisibilità dei suoi Tre Fattori:

 

La Verità è la Luce dell’Amore
La Verità è l’Amore della Luce

 

L’Amore è la Luce della Verità
L’Amore è la Verità della Luce

 

La Luce è l’Amore della Verità
La Luce è la Verità dell’Amore

 

In nome del Padre (Verità della Mente Suprema), del Figlio (Amore Supremo) e dello Spirito Santo (Luce della Coscienza Suprema) e, con la presenza di Dio (Allah) immanente (coscienza), trascendente (pensiero) e vincente (amore), pure i santi (San Girolamo e Sant’Agostino) si metteranno, finalmente, d’accordo.

 

Allo scopo di esser traghettati alla luce di questa eccelsa veduta (era spirituale) ho approntato, forse in veste di predestinato, la novella arca di Noè, l’educazione morale di cui sono docente “divinae gratiae causa” (altro che honoris) dal momento che, incredibile evento, sono stato insignito dall’alto con moto solare diurno e aureola stellare notturna.
Nel giorno di una indimenticabile Epifania (2004), infatti, vagavo in profonda crisi depressiva quando, di mattina, con un gran balzo scansai il sole (palla di fuoco) che cercava di centrarmi, mentre di notte un’aureola di stelle presidiava la mia villa dalle turbolenze atmosferiche circostanti.
Proprio dal giorno di quella fantastica Befana passai sul versante opposto della turba bipolare (dalla depressione all’esaltazione) e, forte del turbo spirituale, mi vidi nelle vesti di un Noè istruito con la sua arca trasformata in un libro di morale da studiare per acquisire l’anima, la biga alata di Platone nella versione moderna di fiammante monoposto pilotata dalla mente, alimentata dall’amore e illuminata dalla coscienza. Proprio a bordo di questa fiammante monoposto si può scalare la conoscenza (e il suo gradiente di luminosità) lungo “la scala dei fantasmi”, scarna versione (mi manca la fantasia di Platone!) del mito della caverna :

 

1-il corpo è il fantasma della materia, il grigiore del cogito
2-lo spirito è il fantasma del corpo, lo splendore della ragione
3-l’anima è il fantasma dello spirito, il bagliore dell’intelletto
4-la luce è il fantasma dell’anima, il fulgore della sapienza
5-la verità è il fantasma della luce, il candore della contemplazione

 

Se tanto mi manca la fantasia di Platone e la poesia di Dante, all’errore di Einstein (costante cosmologica) sopperisco, invece, con il coefficiente etico per far quadrare i conti dell’universo e qui, in piena crisi maniacale, sto ancora a chiedermi chi veramente io sia… “l’Einstein spirituale o il novello Platone, fate voi!”:

 

Se ascisse e ordinate
son coordinate cartesiane
e posizionano un oggetto su di un piano,
spazio e tempo
son coordinate umane
e posizionano un soggetto nell’universo.
Lo spazio pertanto
misura la larghezza del corpo,
materia finita,
il tempo misura, invece,
la lunghezza del pensiero,
spirito infinito.
Adesso se la materia
è energia commutabile
e invecchia nel tempo,
la luce dello spirito
è energia immutabile,
sempre giovane e senza età.
Dinanzi a questa Luce infinita,
che anima i cuori e muove le menti,
spazio e tempo si inginocchiarono
in gloria alla suprema Potenza
e così, se il gran Renè divenne
il padre della filosofia moderna,
quel mostro di Albert
è il sinonimo d’intelligenza.
Il guaio è sol per me,
Francesco Andrea che,
per l’ardire del sommo esaltato,
passerò alla gogna
con tanta vergogna.
Da pensator incallito
alla costante ricerca dell’anima
mi sia concessa allor
la nomea di novello Platone
per quel mio “amo e sempre sarò”,
che completa la triade spirituale
tra cogito ergo sum cartesiano
e gnothi sautòn socratico,
e ci invita a vivere
alla luce dell’anima
mentre io continuo a dibattermi
tra l’Einstein spirituale
e il novello Platone… fate voi!
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Il potenziamento umano tra fantasie, follie e poesie (9a parte)

Ora con madre da curare (studente epatologo), con fratelli da educare (ben 5), con il negozio di maglieria (attività paterna) da riavviare, con i libri da studiare e con i giochi da non trascurare (calciatore dilettante e giocatore di carte, schedine e casinò), comunque, mi mantenevo in buona forma fisica e mentale. Ma poi, nonostante l’ampia disponibilità verso i miei 3 figli, quando si mise pure mia moglie ad assillarmi (mi accusava di trascurarla), precipitai anch’io nelle “follie epatiche”, prima scrittura di sfogo epatologico addirittura in versi:

 

Nel rinvenire alla vita
mi diagnosticai una falla
che, tra pensieri folli,
la mente mi spegnea.
Fu con estremo sforzo
di ciò che mi restava
dopo immani tentativi
di colpo la tappai.
Non era altro che
l’amara epatopatia
di familiar riscontro,
d’emblée riconosciuta,
che tanti e tanti danni
a me avea arrecato.
Per la sua etiologia
non altro vi trovai,
sono le “amorevolezze”
o amarezze d’amore
ed a queste alfin pensai…

 

Con questa scrittura liberatoria scansai l’amara epatopatia che incombeva pure su di me e che, lungo il percorso cellula spirituale (amarezze), cellula nervosa (nevrosi), cellula epatica (cirrosi) – vedi schema a pagina tot – aveva scatenato la cirrosi psicosomatica a mio padre, un vero angelo, di nome e di fatto, disceso in terra sotto mentite spoglie.
All’anagrafe, infatti, fu dichiarato Angelo ma lo chiamavano Raffaele e si firmava Angelo Raffaele contraddistinguendosi per questi suoi 5 nobili attributi (scala pscicosomatica dell’angelo Raffaele):

 

1- sensibilità (pietà), 2- disponibilità (carità), 3- bontà (pietà+carità), 4- intelletto (dono spirituale) e 5- cristiana pazienza (abnegazione e predisposizione al dolore fisico e morale).

 

La sensibilità, candido velo che accarezza l’anima e le asciuga dolcemente le lacrime delle sue emozioni, ha la stessa radice etimologica dei sentimenti e ci permette di sentire, a partire dalle sensazioni (impressioni talamiche), il mondo che ci gira intorno. Proprio da qui prendiamo coscienza di noi stessi in veste prima materiale e poi spirituale lungo questa scala:

 

1-sensazioni/impressioni/talamo

 

2-percezioni/informazioni/corteccia

 

3-riflessioni/valutazioni/coscienza

 

4-sentimenti/sensi dell’anima

 

a- sentimenti in empatia (en-pathos, passione dentro): pietà, carità, bontà (pietà+carità), divina misericordia (bontà+perdono)
b- sentimenti in simpatia (syn-pathos, passione insieme): affetto, passione, amore
c- sentimenti in antipatia (anti-pathos, passione contro): gelosia, invidia, risentimento, rancore e odio

 

5-emozioni/moti interiori, muovono (e-movere) le lacrime dei sentimenti

 

I sensi dell’anima

 

I sensi dell’anima
si chiaman sentimenti
e siamo in tema
di soliti patimenti.
Con la pietà
s’inizia a soffrire,
con la carità
si comincia a capire
ma è la bontà
che ti fa gioire.
La gelosia, invece,
ti porta all’invidia
e di risentimenti e rancori
pervieni all’odio
nel suo gelido squallore.
Solo se apri gli occhi
ti ravvedi, infin,
alla luce dell’amore.

 

Proprio in virtù dei sentimenti (sensi dell’anima) e relative passioni l’umanità diventa una privilegiata miscela di spirito e materia, che si cuoce nella fucina epatica sulla fiammella ipotalamica, barriera psicosomatica tra mente/anima e corpo, in relazione al patrimonio genetico (Mendel) del DNA (Watson, Crick e Wilkins) correlato al comportamento umano (Paul MacLean) e al grado di conoscenza acquisito di cellula in cellula (epatica, nervosa, spirituale):

 

1-Livello inferiore (vita animata istintiva/archipallio)

 

Fegato (centrale metabolica)
Sistema nervoso autonomo (simpatico, parasimpatico, enterico)
Ipotalamo (barriera psicosomatica)

 

2-Livello intermedio (vita animale emotiva/paleopallio)

 

Sistema somatico (corpo)
Ipotalamo (centralina psicosomatica)
Sistema nervoso (sistema limbico)

 

3-Livello superiore (vita cosciente riflessiva neopallio)

 

Sistema nervoso (corteccia cerebrale, mente)
Pensiero – sinapsi (scala della conoscenza)
Sistema spirituale (corteccia illuminata, anima)

 

Da questo schema si intravede la strada del genoma eccelso, la cui luce, a parte il dissolvimento della macula oculare per una visione a 360, aumenterà l’intensità della fiammella ipotalamica con il piatto della bilancia (spirito-materia) a pendere, finalmente, dal lato spirituale, allorquando l’altruismo dell’intelletto (anima) sopravanzerà l’egoismo della ragione (mente).
In tema di bilancia ritorna la mia data di nascita del 23 settembre a cavallo della vergine e, ben lungi da veline, letterine e farfalline, vi assicuro che ritornerà “il profumo di donna” da riconquistare con “la poesia”:

 

Profumo di donna

 

Il pensier costante
talor assillante
in testa imperante
è l’idea del bello
ed ecco la donna
in veste di amante.
E’ un’artistica creatura
che rispecchia la natura
con depressioni e rilievi
reali, quelli mentali
te li scatena a parte.
E così da un’afrodisiaca altura
lungo una folta radura
giù a valle si cela,
tra due protuberanze
talor tumide rilevanze,
una paradisiaca apertura
donde per stretta fessura,
cavità virtuale e non certo virtuosa,
si accede alla fucina della vita.
Senza alcun complesso
ma con un naturale amplesso
lungo questo percorso
si genera l’amor filiale,
premessa familiare,
per un rapporto non banale
(solo carnale sarebbe bestiale!)
ma tanto mentale
e la gioia sentimentale
sublima l’amore
con l’apoteosi sensuale.
Allora la sinfonia della voce
è melodia per le orecchie,
l’armonia del corpo
è la bellezza per gli occhi,
lo splendore della luce natia
è la dolcezza per il gusto
con la sinuosità anatomica
a stimolarti il tatto
e il profumo di donna
lo senti dall’olfatto.
Su questo antico senso
del cervello primitivo
germogliò il pensiero
e sbocciò la donna,
idea del bello e bellezza ideale,
ma tra pensiero e idea,
se l’amante è la donna ideale
con una moglie troppo pensante
e talora anche pesante,
l’ideale di donna è solo la mamma.

 

La poesia

 

Dolce Musa,
dal vivo, de visu e in voce,
sei immagine inebriante,
visione illuminante
e melodia estasiante.
Che spettacolo affascinante,
sei scenario da paradiso!
Mi rigenerasti l’anima
e colpo presi
ma contro ti tesi
agguato immortale.
Sublime amore,
da sempre sognato
e tanto agognato,
il dì del sempre,
già in dolce attesa,
per sempre saremo
e insieme vivremo
da eterni amanti.

 

La vita (sessualità e riproduzione) dell’uomo cosciente, pertanto, non è la risultante di una squallida reazione chimica (umori, ormoni, recettori) ma presuppone “gli elementi primi” (pensiero, amore e coscienza) del sistema spirituale (anima) per il potenziamento (e la selezione) morale, culturale e comportamentale (human enhancement).
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Il potenziamento umano tra fantasie, follie e poesie (8 parte)

Dall’azoto (aria) al carbonio (terra), elementi principali (spirito a parte) della miscela umana, fu Empedocle a riportare l’origine di tutte le cose alla mescolanza di 4 elementi o meglio radici primordiali (aria, terra, acqua, fuoco) tenute insieme dall’amore (l’arciere della vita) e disgregate dall’odio (l’artefice della morte). Sicuramente Empedocle con la mescola di queste 4 radici, anche passaggi di stato della materia (aria/aeriforme, terra/solido, acqua/liquido, fuoco/plasma), non si discosta dal vero se, in tema biblico, Dio il Signore formò l’uomo dalla polvere umida, terra (apeiron/eperu di Anassimandro) più acqua (l’archè di Talete), soffiando nelle sue narici un alito vitale (l’aria di Anassimene e il fuoco di Eraclito), energia spirituale per cuocere ed amalgamare la sua miscela creativa di spirito e materia.
Dopo questo cocktail scientifico filosofico ecco pure la consueta sintesi per fini mnemonici con “le note filosofiche”, “la vita in sintesi” e, in tema biblico (sperando di non esser blasfemo), “l’arte suprema”:

 

Le note filosofiche

 

Con il pensiero vigile (Cartesio)
inizia il razionale (Hegel)
ma la ragion pura (Kant)
è intellettuale (Aristotele)
con la morale (Socrate)
il suo ideale (Platone).
Il divenire è reale (Eraclito)
ma solo l’essere è immortale (Parmenide)
nell’Unità originale (Pitagora)
lungi dalla verità verbale (Protagora).
Dagli atomi ecco il minerale (Democrito)
indi i semi per il vegetale (Anassagora)
e con le radici naturali
(Talete, Anassimandro e Anassimene)
finanche l’animale (Empedocle).
L’alito vitale
illuminò l’animale
con la coscienza morale
e la luce spirituale
sublimò l’amore filiale
a immagine divina.

 

La vita in sintesi

 

La vita terrena originò
a bagnomaria sul brodo
primordiale e da sei elementi
in cottura sulla fiammella solare
si pervenne all’unità cellulare.
Il carbonio formò la mappatura,
l’azoto disegnò l’architettura,
il fosforo tramò l’impalcatura
e lo zolfo stabilizzò la struttura
sull’acqua con ponti disolfuro.
Dal minerale al vegetale
l’animale ritornò al naturale
con la sepoltura e nella madre
terra vi rimase l’ossatura
ma è tempo di rinascere
come splendida creatura.

 

L’arte suprema

 

Il primo giorno dell’atto creativo
sul buio delle tenebre dell’abisso,
con la materia informe vagante al caso,
il Supremo Sol profferì sia luce
e luce fu in questo immenso caos.
Nel secondo giorno creativo
l’Eccelso Fattor separò la distesa
celeste dall’azzurro marino
donde emerse l’asciutto
della crosta terreste e così
con cieli e mari fu terzo giorno.

 

Con le erbe a far semenza originò la vita vegetativa e, con prati verdeggianti, alberi fruttificanti, fiori variopinti dai profumi inebrianti, d’emblée fu vegetazione lussureggiante.

 

Nel quarto giorno il Supremo Autor
dipinse il firmamento con la luna
e tante stelle e alla maggiore
ordinò di presiedere al giorno
e di scandire il tempo negli anni
con l’alternanza delle stagioni.

 

Al tiepido calor dei raggi solari, di poi, all’alba del quinto giorno vide luce anche la vita animale con schiere di pesci sfavillanti nei riverberi marini delle acque cristalline e, con volo pindarico, dal blu marino all’azzurrino ecco stormi di uccelli dalle piume colorate a volteggiar nei cieli con l’armonia e la sinfonia delle loro dolci melodie. Siam così giunti al sesto giorno e, dopo mare e cielo, anche la terra si animò di ogni specie di animali dai rettili striscianti ai ruminanti, dal lupo ululante alla pecora belante fino al pianto dell’asino ragliante.

 

Il Supremo Amor infin
a sigillo della sua arte suprema
formò l’uomo dalla polvere della terra,
gli soffiò nelle narici un alito vitale
e l’uomo divenne un’anima vivente
a sua immagine e somiglianza.
Ultimato l’atto creativo,
il Creatore si riposò,
benedisse il settimo giorno
e lo santificò dopo tante mirabilia.

 

Vi confido che l’eclettismo di questa scrittura con veri voli pindarici tra filosofia, scienza e poesia deriva dalla mia solita mania (disturbo bipolare) di educare sull’esempio di Lucrezio (mellis dulci flavoque liquore) con il motto di Orazio (miscere utile dulci). Sarò pure pazzo ma il vizio di educare mi deriva dal diritto di primogenitura se, a soli 23 anni, morto mio padre per cirrosi psicosomatica (dopo ve ne darò conto e ragione) e con mia madre encefalopatica (cirrosi criptogenetica), mi ritrovai in veste di capo famiglia.
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