La recensione dell’amico Diablo (l’umiltà è la virtù dei Grandi!)

Caro Franco, e l’uso del “caro” è dettato da una genuina simpatia, per prima cosa mi devo ancora una volta scusare con te per l’infelice commento all’origine di questo scambio di scritture. Ieri ho letto molte delle pagine su internet, alcune troppo tardi rispetto alla stesura e pubblicazione della mia risposta, che ti riguardavano e nelle quali raccontavi, cosa che mi ha fatto sentire veramente un “pizzico”, la tua storia personale e famigliare. La cosa che mi ha fatto capire la profondità della tua persona è stata la sincerità con la quale hai descritto le malattie e le vicende personali che hanno condizionato la tua vita senza l’ipocrisia di cui io stesso, di frequente, finisco per fare uso. Di fronte ad una simile capacità di non vergognarsi di essere quello che si è, imperfetti e non sempre considerati “uomini eccellenti” agli occhi del mondo, continuando a portare avanti con forza e coerenza le proprie convinzioni, fanno di te una persona di così grande dignità (e me lo confermano le parole delle tue due ultime risposte) da meritare tutto il mio rispetto e la mia ammirazione. Sono mortificato, ma veramente mortificato, di aver frainteso per grassa ignoranza (credimi!) molti dei tuoi riferimenti, primo tra i quali quello legato al nome acquisito di tuo padre, Angelo, (l’ho scoperto in seguito leggendo il tuo racconto su altri siti) che ho superficialmente scambiato per un sostantivo, tanto da provare ora vergogna per l’ironia usata nel mio torrentizio commento che, assolutamente, non meritavi. Mi hai dato una grande lezione di vita, sappilo, che purtroppo per me non è stata l’unica né la prima: quella che non si può giudicare una persona secondo il proprio metro di misura o le apparenze e soprattutto senza averci diviso, anche se per un breve tratto, almeno una parte di vita. Dopo che ho cercato tue notizie sul web, dopo aver letto la narrazione che hai fatto della tua vita e guardato le foto che ti ritraggono con la famiglia, le foto di tua madre, la squadra in cui giocavi e tante altre mi sono reso conto di quanto sia stato infelice e cattivo il mio commento alla tua poesia, di quanto la mia ignoranza ti abbia ferito nel profondo. Mi sono comportato, con quelle parole, in maniera stupida e arrogante e me ne dolgo sinceramente. Ho voluto scriverti su Ewriters e non privatamente perché le mie scuse e la mia mortificazione siano pubbliche così come lo è stata l’offesa che, seppur involontariamente, ti ho arrecato. Ti auguro di poter trovare la serenità nelle prove di ogni giorno e la comprensione del cuore da parte delle persone che ti sono più care, tuo fratello, tua moglie e i tuoi figli. Per quanto riguarda il premio Nobel, da me ne hai già ottenuto uno: quello della Grandezza dell’Animo. Con immensa rinnovata stima.

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