Il potenziamento umano tra fantasie, follie e poesie (3a parte)

Se con la cultura si perviene a tanto grazie alla luce della conoscenza, l’amore per la sapienza o filosofia, senza ombra di dubbio, rappresenta la disciplina propedeutica alla vita (primum philosophari deinde vivere!) e finanche alla medicina, nobile arte con l’onere e l’onore di curare l’umanità che, nella sua complessità, è una strabiliante miscela di spirito e materia. Questa mescola si realizza nella fucina epatica a livello dei sinusoidi, dove il sangue col suo calore (energia spirituale) arriva a stretto contatto con le cellule epatiche e poi, secondo la scienza e la filosofia di Galeno, da spirito naturale, una volta ossigenato nei polmoni (spirito vitale), diventa infine spirito animale a livello cerebrale laddove, dalla scintilla d’impatto tra spirito e materia (grigia), nasce la luce del pensiero e sboccia l’anima con i suoi versi:

 

L’amore dell’anima

 

Quando l’amor prende
l’anima s’accende,
uno spirito invadente
m’illumina la mente
e proprio all’istante
un pensier lucente
in versi risplende.
Se tanto il cuor seduce
e il bello traduce
allora si forma
una condensa di luce
che in alto mi conduce
tra le stelle del creato
e la buia mente
divien volta stellata
di luce firmata.
L’anima è amore,
coscienza solare
e il suo mantello alare
sempre più mi fa volare
di follia in poesia
a spasso per l’universo.

 

Dalla filosofia alla poesia alla scienza (e qui mi sovviene Lucrezio), tempo addietro la medicina, nella cura di questa complessa miscela spirito/materia, si dedicava pure ai disturbi e alle malattie psicosomatiche, ma poi, forse anche per gli scarsi riscontri e ricavi farmacologici, questi studi sono stati abbandonati al punto che l’ulcera peptica, la regina delle malattie psicosomatiche (ed io ne so qualcosa), è diventata addirittura una malattia infettiva alla mercé di un fantomatico fantasma dello stomaco, quell’helicobacter pylori presente in appena il 50% dei casi di ulcera gastrica.

 

Intanto anche i più grandi filosofi e medici della storia avevano messo in rilievo questa intima relazione tra anima (spirito) e corpo (materia), tanto che Platone affermava che molte malattie la fan franca perché si cerca di curare il corpo senza tener conto dell’anima, mentre Ippocrate, umori e temperamenti a parte, affermava che tutte le funzioni organiche sono influenzate dalle passioni (e sentimenti) e “se l’anima s’ammala essa consuma il corpo”.

 

Ora dal momento che questo intimo conflitto anima-corpo lo avverto in maniera esasperata pure sulla mia persona, partendo da ormoni e mediatori chimici, amo definirmi un soggetto da sempre stressato (cortisolo), per lo più depresso (serotonina) ma con buone nozioni mnemonico/cognitive (glutammina) grazie all’integrità epatica e alla transaminazione, tanto da comprendere il significato vero della vita che, per il maestro Dante, era la divina commedia sempre più umana tragedia se non si corre subito ai ripari.
Proprio in virtù di tanto anch’io, in fase maniacale (sono un “bipolare” secondo illustri psichiatri senza anima!) e per la mia lunga esperienza di medico di famiglia, mi permetto delle avances scientifiche, per cui la connaturata convivenza anima-corpo o meglio anima-mente (materia raffinata), terribili sorelle del nostro io profondo, diventa un quotidiano conflitto spirito-materia con relative turbe psicosomatiche, mentre le persone dure di cuore, di contro, hanno una migliore aspettativa di vita terrena… come le pietre!

 

Comunque tra esperienze professionali e personali emergenze mediche, con spirito e materia non ben compenetrate ed amalgamate, sul tubo digerente io la vedo così: se l’anima (psichè) non sopporta più il suo corpo (soma, vera prigione) scatena turbe psicosomatiche (colon irritabile), se lo rifiuta causa malattie psicosomatiche (ulcera peptica) e, infine, se lo rigetta provoca patologie autoimmunitarie (rettocolite ulcerosa). E qui, tra l’ormone dello stress (cortisolo) e il neurotrasmettitore del benessere (serotonina), entrano in gioco i nostri quotidiani umori (focoso/sangue, flemmatico/cervello, collerico/fegato e melanconico/milza), la cui giusta miscela, come diceva il maestro Ippocrate, ci regala la buona salute.
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