Il potenziamento umano tra fantasie, follie e poesie (10a parte)

Sulla strada del genoma eccelso la vita, l’anima dell’amore, indivisibile triade, diventa un valore indissolubile se l’espressione, mutando l’ordine dei fattori, non cambia di significato:

 

La Vita è l’Anima dell’Amore
La Vita è l’Amore dell’Anima

 

L’Anima è l’Amore della Vita
L’Anima è la Vita dell’Amore

 

L’Amore è l’Anima della Vita
L’Amore è la Vita dell’Anima

 

E anche la poesia, la musa dell’amore, nella sua universalità (basta pensare a Dante) diventa un valore assoluto:

 

La Poesia è la Musa dell’Amore
La Poesia è l’Amore della Musa

 

La Musa è l’Amore della Poesia
La Musa è la Poesia dell’Amore

 

L’Amore è la Poesia della Musa
L’Amore è la Musa della Poesia

 

Su queste solide basi culturali si può contemplare la Verità, la Luce dell’Amore, Divina Triade, nell’indissolubilità e indivisibilità dei suoi Tre Fattori:

 

La Verità è la Luce dell’Amore
La Verità è l’Amore della Luce

 

L’Amore è la Luce della Verità
L’Amore è la Verità della Luce

 

La Luce è l’Amore della Verità
La Luce è la Verità dell’Amore

 

In nome del Padre (Verità della Mente Suprema), del Figlio (Amore Supremo) e dello Spirito Santo (Luce della Coscienza Suprema) e, con la presenza di Dio (Allah) immanente (coscienza), trascendente (pensiero) e vincente (amore), pure i santi (San Girolamo e Sant’Agostino) si metteranno, finalmente, d’accordo.

 

Allo scopo di esser traghettati alla luce di questa eccelsa veduta (era spirituale) ho approntato, forse in veste di predestinato, la novella arca di Noè, l’educazione morale di cui sono docente “divinae gratiae causa” (altro che honoris) dal momento che, incredibile evento, sono stato insignito dall’alto con moto solare diurno e aureola stellare notturna.
Nel giorno di una indimenticabile Epifania (2004), infatti, vagavo in profonda crisi depressiva quando, di mattina, con un gran balzo scansai il sole (palla di fuoco) che cercava di centrarmi, mentre di notte un’aureola di stelle presidiava la mia villa dalle turbolenze atmosferiche circostanti.
Proprio dal giorno di quella fantastica Befana passai sul versante opposto della turba bipolare (dalla depressione all’esaltazione) e, forte del turbo spirituale, mi vidi nelle vesti di un Noè istruito con la sua arca trasformata in un libro di morale da studiare per acquisire l’anima, la biga alata di Platone nella versione moderna di fiammante monoposto pilotata dalla mente, alimentata dall’amore e illuminata dalla coscienza. Proprio a bordo di questa fiammante monoposto si può scalare la conoscenza (e il suo gradiente di luminosità) lungo “la scala dei fantasmi”, scarna versione (mi manca la fantasia di Platone!) del mito della caverna :

 

1-il corpo è il fantasma della materia, il grigiore del cogito
2-lo spirito è il fantasma del corpo, lo splendore della ragione
3-l’anima è il fantasma dello spirito, il bagliore dell’intelletto
4-la luce è il fantasma dell’anima, il fulgore della sapienza
5-la verità è il fantasma della luce, il candore della contemplazione

 

Se tanto mi manca la fantasia di Platone e la poesia di Dante, all’errore di Einstein (costante cosmologica) sopperisco, invece, con il coefficiente etico per far quadrare i conti dell’universo e qui, in piena crisi maniacale, sto ancora a chiedermi chi veramente io sia… “l’Einstein spirituale o il novello Platone, fate voi!”:

 

Se ascisse e ordinate
son coordinate cartesiane
e posizionano un oggetto su di un piano,
spazio e tempo
son coordinate umane
e posizionano un soggetto nell’universo.
Lo spazio pertanto
misura la larghezza del corpo,
materia finita,
il tempo misura, invece,
la lunghezza del pensiero,
spirito infinito.
Adesso se la materia
è energia commutabile
e invecchia nel tempo,
la luce dello spirito
è energia immutabile,
sempre giovane e senza età.
Dinanzi a questa Luce infinita,
che anima i cuori e muove le menti,
spazio e tempo si inginocchiarono
in gloria alla suprema Potenza
e così, se il gran Renè divenne
il padre della filosofia moderna,
quel mostro di Albert
è il sinonimo d’intelligenza.
Il guaio è sol per me,
Francesco Andrea che,
per l’ardire del sommo esaltato,
passerò alla gogna
con tanta vergogna.
Da pensator incallito
alla costante ricerca dell’anima
mi sia concessa allor
la nomea di novello Platone
per quel mio “amo e sempre sarò”,
che completa la triade spirituale
tra cogito ergo sum cartesiano
e gnothi sautòn socratico,
e ci invita a vivere
alla luce dell’anima
mentre io continuo a dibattermi
tra l’Einstein spirituale
e il novello Platone… fate voi!
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