Il green pass culturale (l’ignoranza non è una colpa, basta studiare!)

Sul sito Scrivere, in riferimento al mio testo “La nostra identità è spirituale”, sono stato tacciato di ignoranza da una tal “franca tiratrice”, alla quale ricordo che i commenti possono esser severi ma mai offensivi!
In verità, colpito in pieno, non me la son presa più di tanto perché è una pecca che mi riconosco da sempre, dal momento che, nonostante studi sempre brillanti e la laurea che mi ritrovo, la voglia di studiare non l'ho mai avuta, preferendo i mie tanti giochi (calcio, carte, schedine e casinò!) ai libri.
Sicuramente se avessi dedicato il tempo dei giochi e delle schedine alla medicina, di certo, sarei diventato uno scienziato. In medicina, però, si sentono solo lamenti e ti ritrovi, ahimè, al cospetto delle malattie (ed io ne ho piene le tasche per quelle dei miei genitori!), mentre con i proventi delle schedine studiate - ancor oggi mi pubblicizzo come specialista di sistemi vincenti tra sacro (sistema spirituale) e profano (calcioscommesse) – me ne sarei andato a vivere sul mare, su di un bel panfilo!
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Non andò per niente così perché, per eventi avversi all'ultimo istante, mi ritrovai, purtroppo, a mare con tutti i panni tanto da abbandonare il tetto coniugale con moglie e 3 figli.
Vivere in solitudine, altro che “làthe biòas” di epicurea memoria o “bene vixit qui bene latuit” (sfoggio qualche reminiscenza per colpire la franca tiratrice!), mi scatenò una severa depressione e, proprio sul punto di soccombere, mi aggrappai strenuamente a quello spiraglio di luce presente in ognuno di noi e che si chiama coscienza, allo scopo di mettermi al cospetto della verità in tutta la sua luce!
Dando ragione alle sacrosante accuse di mia moglie (sorvolando sulle sue colpe!), dovetti ammettere a me stesso (gnothi sautòn) che, per ignoranza scientifica, mi ero dato alla professione di medico della mutua con la convinzione, per precarie capacità intellettive, di saper solo trascrivere le medicine! Ma anche qui rischiai grosso per l'incubo di prendere un infarto per una gastralgia e una broncopolmonite per una banale influenza!
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Ritornando al vuoto e al buio depressivo con il tempo diventato, ormai, un macigno insormontabile, dallo spiraglio di luce della coscienza, “negli arcani della mente sul sentiero dell'anima” (titolo del mio primo libro!), pervenni infine alla luce dell'anima. E, facendo ricorso alle mnemoniche, nozionistiche reminiscenze della filosofia (da me sempre detestata perché ritenuta inutile!), con il gnothi sautòn (coscienza) di Socrate, il cavallo bianco (amore) di Platone e la mente (pensiero illuminato) di Aristotele le confezionai finanche la sua triplice, illuminata veste di stampo divino dalla cellula primordiale del soffio vitale. Infatti, in questa cellula spirituale, il pensiero rappresenta la membrana esterna a custodia delle sue intime essenze che, senza ombra di dubbio, sono amore (citoplasma) e coscienza (nucleo).
In virtù di tanto si può ben dire che l'anima, nostra eterna compagna di viaggio, rappresenta quella triplice coscienza (vigile, consapevole e morale grazie al pensiero, all'amore e alla luce della verità) che ci traghetta dall'esser polvere (pensiero, ragione, mente) al divenire luce (amore, intelletto, anima) e risponde, con cognizione di causa, al classico interrogativo filosofico: chi sono (polvere), da dove vengo (da un atto d'amore) e dove vado (verso la luce della verità).
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Miracolo della vita, illuminanti spunti filosofici a parte, se prima non mi veniva neanche una frase d'auguri, proprio a bordo della mia anima ho cominciato, in vecchiaia, a scrivere poesie perfino morali (l'ecografia dell'anima, la coscienza in versi, la legge dell'anima) e al "cogito ergo sum" cartesiano ho contrapposto il mio “amo e sempre sarò”.
Sull'evoluzione cellulare, di poi, ho incentrato, ai primordi di una nuova era (ultrapallio), la nostra trasformazione spirituale su base culturale: 1-cellula epatica (spirito naturale, confeziona le basi/gradini della scala elicoidale), 2-cellula nervosa (spirito vitale, secerne il pensiero), 3-cellula spirituale (spirito immortale, distilla l'amore).
Proprio all'apice di questa scala elicoidale, salendo i suoi gradini di basi chimiche azotate (a-denina, c-itosina, g-uanina, u-racile e non t-imina), è custodito il nostro genoma ereditario che, all'alba di questa nuova era spirituale, recita: A-more e C-oscienza G-enoma U-niversale e non T-erreno.
Dopo tanto, sempre in confusione mentale - tra giochi perdenti e idee illuminanti - ho visto pure strani segnali dall'alto (moto solare diurno e aureola stellare notturna) tanto da scrivere “La novella arca di Noè”, su cui si accede con il green pass morale (altro che virale!) ed io sarò un attento controllore, di certo non severo, a salvaguardia di me stesso, con giocatori e ignoranti!
Anche perché, sempre in tema di giochi, mi considero il vincitore della lotteria divina per quel miliardesimo (e non miliardario) numero di serie!
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A questo punto non v'è dubbio che la mia trama biografica ha dell'incredibile se nell'estenuante cura di una madre encefalopatica, che mi ha indirizzato l'esistenza, dagli stadi del coma epatico (in tema di sua vigilanza e mia conseguente oscurità) -
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1° stadio/confusione mentale (giornata cupa), 2°stadio/torpore (giornata plumbea), 3° stadio/sopore (giornata buia), 4° stadio/coma (giornata nera) -
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son passato, sul versante opposto, al gradiente di luce della conoscenza:
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1° grado/grigiore del cogito (pensiero vigile), 2° grado/splendore della ragione (pensiero razionale), 3° grado/bagliore dell'intelletto (pensiero sciente), 4° grado/fulgore della sapienza (pensiero illuminato), 5° grado/candore della contemplazione (pensiero estatico).
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In queste illuminanti scale, di certo, campeggia la fede (cultura eccelsa) di mio padre, un Angelo di nome e di fatto che, nonostante la 5a elementare, era un docente di morale dall'alto degli attributi che lo contraddistinguevano: bontà, intelletto, sensibilità, disponibilità e cristiana pazienza.
Si firmava Angelo Raffaele ed era conosciuto come “don Raffaele ai 4 palazzi” (circoscrivono piazza Nicola Amore a Napoli), venditore di maglie di gran qualità col marchio “Domenico Servodio” di fronte a Serpone, negozio di arredi sacri!
Ebbe pure 2 figli medici, esperti di coscienze, con la differenza che io, con urli e parolacce, le risveglio dal torpore della materia, mentre mio fratello, anestesista, le addormenta dolcemente.
Dipartì prematuramente (gli ho dedicato la cirrosi psicosomatica da amorevolezze, amarezze che si ingurgitano per amore!) ma il suo spirito da sempre mi pervade e, seppur con strani e allucinanti eventi mi allontana dalle vincite del gioco, nottetempo m'ispira e m'invita a metter su carta i suoi insegnamenti.
In ultima analisi, dopo aver stremato santi e madonne nel tessere le lodi del suo primogenito, sono diventato, per grazia divina, il referente delle anime celesti all'unanimità per l'umanità con la prospettiva di tempi migliori (era spirituale, ultrapallio) alla larga dalle follie genetiche della razza (ebraismo/razza prescelta, nazismo/razza pura, razzismo/razza colorata), per non parlar di sessismo, laddove maschi, femmine ed omosessuali sono accomunati dalla stessa identità di stampo spirituale, in virtù della nostra eterna compagna di viaggio, quell'anima con i suoi indelebili connotati di pensiero, amore e coscienza, da acquisire grazie alla cultura.
Alla luce di tanto, lungo la scala dei fantasmi (1- il corpo è il fantasma della materia, 2- lo spirito è il fantasma del corpo, 3- l'anima è il fantasma dello spirito, 4- la luce è il fantasma dell'anima, 5- la verità è il fantasma della luce) perverremo nell'iperuranio del mitico Platone, laddove il bene (etica) e il bello (estetica) si sposano con legame indissolubile (kalokagathia, ideale della perfezione umana) per finalizzare, finalmente, il paradiso terrestre (senza più l'assillo virale, il devastante degrado ambientale e il terrificante scenario dei profughi!) sotto la custodia del Sole Universale.
A tal fine a scuola, al posto della obsoleta "educazione civica" e dell'ora di religione, va istituita l' "educazione morale" per trasmettere la vita come si conviene: con lo spirito nasce il pensiero, con la coscienza sboccia l'amore e con l'anima spunta quel fiore che ti regala la vita nei suoi colori e te la profuma dei suoi valori!
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FOLLIE EPATICHE
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Nel rinvenire alla vita
mi diagnosticai una falla
che, tra pensieri folli,
la mente mi spegnea.
Fu con estremo sforzo
di ciò che mi restava
dopo immani tentativi
di colpo la tappai.
Non era altro che
l’amara epatopatia
di familiar riscontro...
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Per la sua etiologia
non altro vi trovai,
sono le “amorevolezze”...
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Perfida ingannatrice,
mi cambi pur di sembianze,
da iena dissanguatrice
mi passi a mo’ di talpa
e scavi, scavi, scavi
tentando scacco matto...
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Di voi protettori epatici
è meglio non parlare
ché, in caso di battaglia,
il vostro posto so.
Passivi e da lontano,
miei cari vil codardi...
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Ma benedetto fegato,
pignolo precisone,
non metterti a far capricci
vedendo ovunque impicci
di falsi trasmettitori
perché, in un tozzo di pane,
finanche non puoi vagliare,
che proteine in più
ma cosa ci può stare.
E tra le altre cose,
non metterti a far le bizze
ché qualche fugace stipsi
la mente non può offuscar.
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Tu, che da sempre il tramite
tra il monte e la valle,
concedi nuovamente ascesa
alla materna linfa vital
per quella miracolosa via
solerte ritentrice
d’ammonio iniquità.
Non far che questa linfa...
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Mamma mia cara,
pazzo nel tuo nome,
non più ti tormenterò
con firme e giochi vari,
ma non ti lamentar
per fiumi di sciroppo,
miracol di catarsi
e miscele nauseanti:
ancor altro non c’è.
Ma, pur tra tante pene...
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In mental cortocircuito
dopo troppe amare passioni,
per questo intricato impiccio
di mostri, iene e talpe,
per falsi trasmettitori
e con lesto incalzar di gradi
mio padre pur passò.
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Ma lui, imperturbabile,
tra tanti intrighi perfidi,
in un batter di baleno
il cielo guadagnò.
E fu sì, con questo sfogo...
che infin riconquistai
la mia viva coscienza.
Nel retro rivoltandomi
ancora io vedea
quell’immane baratro
che a piè pari saltai...
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Or finalmente in me
nella mia primiera ragione...
da solo me ne andrò:
per valli, monti e cieli,
per laghi, fiumi ed oceani,
di nuovo correrò
sol dietro a quella sfera
di cuoio inebriante
ed ancor leggerò un libro,
capendo le parole,
perché si che questa è vita,
non certo le follie
dei mie passati dì.
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Con questi versi, sfogo di una vita sofferta, ho cominciato a scrivere la mia umana commedia sul palcoscenico dell'io profondo, dove si scontrano quotidianamente le nostre coinquiline, le terribili gemelle in eterno conflitto tra loro con la mente attrice e l'anima ispiratrice, entrambe depositarie della verità, in virtù, rispettivamente, della scienza (verità acquisita) e della coscienza (verità connaturata). 
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Gli inferi… il deterrente del male!

Quando alfin il cuor diparte,
nel momento del distacco
dello spirito dalla materia,
se osservi attentamente
questo corpo ormai esanime,
vedi l’anima sortire
nella sua eterea veste
di negativo illuminato
della sagoma corporale.
 
In questa celeste ascesa
le anime in terra
troppo legate alla buia materia,
per il gran peso, con difficoltà
salgono su ma restano,
ahimè, imbrigliate
nella barriera dell’atmosfera,
formando con essa in condensa
tetri nuvoloni minaccianti.
 
Per la pioggia di poi battente,
tra tuoni e lampi,
fulmini e saette,
di già son di ritorno quaggiù e,
con le sporche acque reflue
della superficie terrestre,
per maleodoranti canali
di fogne in cloache,
scendono sempre più giù
lungo reconditi cunicoli,
scavati dalle eterne fiammelle
di anime prave perdute
che le hanno precedute
in questo triste destino.
 
Nel buio sempre più pesto
delle profondità terrene
si odono ora urla strazianti
e tra odori nauseanti
è la crescente acredine
che ti stringe la gola:
sembri esser preda
delle gelide mani di Satana
che ti vogliono strozzare.
 
Il fuoco, infin, causa
di scottanti e dolorose pene,
speri che finalmente ti distrugga
ma se dici questo all’inferno
nemmeno ragioni più...
ormai sei fuori di testa.
 
Tu non sei più materia
ed è solo questa che
man mano si consuma,
mentre tu adesso
sei spirito eterno
e mai avrai fine,
dispiace davvero
il tuo perenne dolor.
 
Hai fatto davvero
una brutta fine, ma
la causa di tutto questo
sei solamente tu.
L’anima e lo spirito,
il corpo e la materia
non sono barzellette
tanto per scherzarci su
e proprio quaggiù i sensi,
oltre che intatti,
si rafforzano sempre di più.
 
Di colpo dal centro delle fiamme
un urlo agghiacciante
con un fetor ancor più nauseante,
l’acredine pervade
ogni spazio circostante
e brucia finanche occhi infuocati,
seppur spazza via per un po’
quel fumo delle corna che,
incessante, fuoriesce dalle orecchie
disegnandoti in testa
una bella e maleodorante aureola.
 
Proprio a questo punto appare,
nel bel mezzo delle fiamme,
un uomo dimesso dal volto sofferente,
ti fa davvero gran pena
e mai ci crederesti,
ma son proprio queste le vesti
di quel poveretto di Satana.
 

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