Il tal dottor ampiamente se lo merita, perché seppur uomo di straordinaria intelligenza, per propri comodi (taccio l'aggettivo per decenza!) talvolta si professa ateo, talaltra dice di non essere credente... e poi non sa più cosa dirmi da quando gli confido miei segreti pensieri.
A questo fraterno amico devo tanto per i ricorrenti bui nel corso della mia sofferta esistenza.
All'epoca ero intrappolato tra malattia materna e giochi di carte e pallone, con la testa altrove – altro che studi - intenta finanche ad elaborar poesie per belle ragazze con immancabili cotte.
I libri mi davano solo tanta nausea e, leggendo e rileggendo, davvero non ci capivo niente.
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La Divina Provvidenza, vedendomi in affanno, mi mandò in soccorso questo interessante (per niente bel ragazzo!) soggetto vissuto tra studi e lavoro nella salutare campagna, ma mostro di intelligenza, di volontà e... di precisione, con gli orari di studi da rispettare scrupolosamente, seppur oberato di lavoro alle dipendenze di un signor padre, grande proprietario terriero!
E così mentre il pendolo di casa implacabile suonava le quindici, il solito campanello mi faceva saltare il cervello con il solito rompiscatole che, a piedi e a passo incessante dalla sua casa giù in paese (facendosi pure un bel tratto di strada e per giunta in salita), senza neppure salutarmi era già con i libri aperti sul tavolo della scrivania mentre chiudevo la porta.
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Quel fortunato giorno, da me tanto invocato, di gran temporale con fiumi d'acqua che si riversavano a valle, con la mia auto al coperto neanche gli telefonavo. Vi era palese impraticabilità di campo, ma lui inzuppato d'acqua, con grossi stivaloni al piede, era sfuggito pure al diluvio universale soltanto per tormentarmi.
Subiti gli improperi per lo scampo, con santa pazienza mi sopportava, mentre io da suo capitano (così mi chiamavano gli amici!), disteso in poltrona e con la sigaretta in bocca, lo facevo leggere ad alta voce e ripetermi con poche, chiare parole ciò che la sua mente aveva condensato senza tante chiacchiere e inutili lungaggini!
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Quando finalmente gli aprii la testa che la vita non è solo sacrifici, in campo femminile di colpo superò anche il suo capitano (all'epoca ero davvero un bel ragazzo, e non scherzo!) con sempre tanti scrupoli verso tante ragazze innamorate, invaghite, che perdevano la testa (eccezion fatta per mia moglie, donna imperscrutabile!). E da qui il valoroso allievo ne percorse di strada!
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Ritornando agli studi, quasi dimenticavo, in tema di esami brillantemente superati, la ciliegina sulla torta, in una seduta di tutti bocciati, resta il 30 con encomio (scuola di malattie infettive di Sant'Anastasia!) del professor De Ritis,
lo scopritore delle transaminasi insieme a Giusti e Coltorti.
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Per concludere ecco pure le illuminanti considerazioni di un altro caro amico (Enzo Merone) dipartito prematuramente.
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Diventi oggi, che tu lo voglia o no,
progetto nostro oltre che tuo,
ennesima occasione nel nostro andare
di consegnar noi stessi al poi e
ritrovarci tutti, ancora intatti,
un milione di anni in là
insieme in un abbraccio.